The Mourning Crown I-Skinbound Cap 3 Parte 2 FINE

scritto da Marta De Nile
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Testo: The Mourning Crown I-Skinbound Cap 3 Parte 2 FINE
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                                                             CAPITOLO 3:«Banchetti Inconsueti e Nuove Alleanze»



In qualche modo, Leonie riuscì a sopravvivere al pranzo e a riempirsi la pancia senza far notare il proprio disagio riguardo alla questione delle bistecche e senza dire una parola, indisturbata. In realtà, nessuno disse nulla per tutto il pranzo, cosa che sembrò confondere la donna-serpente. Il che aveva senso, perché era l'unica seduta a quel tavolo a non aver partecipato alla riunione e a non essere al corrente della causa del malumore che si respirava nella stanza. Una volta che sia Leonie sia la donna-pesce ebbero finito, si alzarono e se ne andarono. La donna-pesce si congedò, Leonie no. Sapeva che non era educato farlo. Detto ciò, sentiva che, se avesse detto una parola di troppo, la discussione si sarebbe riaperta e per lei sarebbe stato quasi impossibile non perdere le staffe, rivelando la propria vera identità per essere lasciata in pace, soltanto per trovarsi in guai ancora peggiori. Con sua grande sorpresa, Selka si alzò poco dopo di lei e la seguì fuori dal portone. Leonie deglutì a fatica, sentendo puzza di altre rogne. Infatti, la voce fredda e controllata della donna-uccello vichinga la fermò, attraversandola come una lama ben affilata. "Non così in fretta, signorina" esordì con freddezza. Sforzandosi di mantenere la calma, Leonie si girò verso di lei. Non disse nulla. Si limitò a guardarla negli occhi, sostenendo il suo sguardo, come per incoraggiarla a parlare. "Quello che hai fatto durante la riunione è inaccettabile. Tanto per cominciare, hai ceduto alle provocazioni di Drayce e Khalytra. Loro conoscono le regole, e anche tu. Tu sei solo una tirocinante e il tuo dovere non è prendere decisioni. Tu devi osservare quelle di tuo padre e imparare da lui. Non è tuo compito prendere decisioni autonome, tantomeno sminuirlo in quel modo, scavalcando la sua autorità e tradendo la sua fiducia in te per ottenere due complimenti da una vecchia arrivista che aspettava solo la scusa per scaricare la responsabilità su qualcun altro e da un arrampicatore sociale la cui unica vera qualità è essere un seduttore di infima categoria che farebbe qualsiasi cosa per avere prestigio, anche sacrificare la sua dignità. Cadendo nella loro trappola hai dimostrato che non sei meglio di loro. Che delusione" mormorò, con fare sprezzante, aggiustandosi la mascherina a forma di becco sul naso. Leonie strinse i pugni. Nessuna reazione. Sentiva che, se avesse parlato, sarebbe esplosa, facendo cadere la sua copertura e compromettendo ancora di più la propria posizione. "Ti avverto. Questo è un modo veloce per fare carriera, non uno onorevole. Noi Animorphi siamo legati alla famiglia, dovresti saperlo meglio di me. Se non fosse stato per tuo padre e per il modo in cui ti ha cresciuta, non saresti mai stata votata prossima Leader di Aspidion e se pensi che non sia così, ti stai illudendo. Com’è ovvio, tu puoi dirigere la tua carriera politica come meglio credi. Resta il fatto che se questa è la strada che intendi percorrere una volta diventata Co-Leader, io e mio figlio romperemo il gemellaggio e non saremo più considerabili alleati dalla tua famiglia. E credimi, non ti conviene averci come nemici" concluse Selka. A quelle parole, Leonie impallidì. Il suo cuore cominciò a battere come un tamburo. Una parte di lei avrebbe quasi voluto mettersi a ridere. Era assurdo: aveva assecondato Drayce e Khalytra per non compromettere la posizione politica dei Delyrath e, così facendo, aveva ottenuto l’opposto. Aprì la bocca d’istinto, per cercare di calmare gli animi. Selka scosse la testa. "Non voglio sentire le tue scuse o le tue opinioni. Riflettici bene. Hai tutto il tempo per farlo. Buona giornata" aggiunse, girandosi per aprire il portone e rientrare nella Sala da Pranzo. Leonie abbassò gli occhi: stava per mettersi a piangere. La donna-pesce, che prima si era messa in disparte, si avvicinò di nuovo a lei e le poggiò una mano sulla spalla. Leonie non disse nulla. Si limitò ad appoggiarsi, con fare distratto, al suo petto con la schiena. La donna-pesce emise un gemito di sorpresa, poi la circondò con le braccia senza fare domande.

Franziska Kantorowicz sedeva alla sua scrivania, posta nell’ufficio della dottoressa Freya Weindorf, la psichiatra che seguiva Leonie Delbrück insieme a parecchia altra gente di Marburg con problemi simili. Nel primo pomeriggio aveva ricevuto la chiamata di Adelheid Reinhardt, la datrice di lavoro di Leonie. La donna era preoccupata per la sua dipendente perché, a quanto pareva, Leonie stava affrontando una ricaduta che presentava sintomi atipici rispetto alla sua diagnosi. Sentendo quelle parole, il cuore di Franziska aveva perso un battito. Lei e Leonie erano infatti state amiche per un anno intero, prima di capire che si piacevano a vicenda ed essere andate a un appuntamento romantico due giorni prima, alla fine del quale si erano baciate. Si erano mandate messaggi dolci e poi, quella mattina, non aveva ricevuto il suo buongiorno. Poi, la telefonata. Franziska aveva dovuto appellarsi a tutta la sua professionalità per passare la chiamata alla dottoressa senza fare ulteriori domande. Era davvero allarmata. E il fatto che quello fosse un pomeriggio così tranquillo e che non ci fossero state altre telefonate peggiorava la situazione, visto che aveva molto tempo per pensare. Non che se ne stesse con le mani in mano. Franziska era abbastanza giovane, aveva da poco compiuto trentun anni. Eppure, era una segretaria molto puntigliosa e diligente. In quel momento, infatti, stava gestendo il calendario digitale degli appuntamenti della dottoressa. Aveva già inserito gli appuntamenti per il giorno successivo, venerdì sedici ottobre, e stava riportando la lista di nomi scritta a penna che aveva davanti agli occhi, riempiendo il calendario digitale alla voce “Lunedì 19 ottobre”. Ore 8:30, Simon Weidemann, prima visita. Ore 9:30, un’habitué: l’anziana Adelina Stäbler. Ore 10:30, Albert Neubauer. Ore 11:30, Konstanze Vonhof. Ore 12:00, pausa pranzo fino alle 13:00. La dottoressa Weindorf era molto apprezzata e competente e aveva davvero molti pazienti. Nonostante questo, l’azione che stava compiendo non riusciva a occuparle la mente abbastanza da farle dimenticare Leonie e ciò che le stava succedendo. Anche perché, non avendo un quadro chiaro della situazione, non poteva nemmeno sapere come rendersi utile. Il prossimo passo nella costruzione del calendario degli appuntamenti era chiamare il ristorante “Gianico” per prenotare il pranzo per lei e la dottoressa. La dottoressa era molto magnanima e offriva il pranzo a Franziska una settimana sì e una no. Nella settimana di mezzo era Franziska a offrire. Alla ragazza non pesava. Le piaceva il rapporto di complicità che c’era tra loro e lo stipendio che prendeva era abbastanza alto da poterselo permettere. Ogni settimana facevano il giro dei ristoranti di Marburg e, per lunedì, il candidato era appunto il Gianico, un ristorante italiano, uno dei preferiti di Franziska. Stava per alzare la cornetta quando sentì la voce della dottoressa Weindorf pronunciare il nome di Leonie. I suoi muscoli si irrigidirono. Si alzò di scatto e camminò con passo felpato fino alla porta bianca, appoggiandovi l’orecchio. Sapeva che non era giusto origliare. Ciononostante, doveva capire cosa stava succedendo. Franziska aveva sentimenti reali per Leonie: per lei non era più solo un’amica e nemmeno un flirt passeggero. Se ci fosse stata qualsiasi cosa che avrebbe potuto fare per aiutarla, si sarebbe fatta avanti senza se e senza ma.


"Cosa intende per aggredita?" fu la prima cosa che uscì dalla bocca della dottoressa. Un momento di pausa, poi la dottoressa parlò di nuovo. "Dunque, non solo l'ha aggredita fisicamente, l'ha anche minacciata?" Franziska chiuse gli occhi, inspirando. *Oh Leonie, che hai combinato?* pensò, sentendo una morsa stringerle lo stomaco. Un altro momento di pausa. "Capisco il suo punto di vista. Non conosce nessun altro che potrebbe osservare e contenere Leonie per un po'?" Altra pausa. "Non voglio metterle addosso pressione, davvero. Il punto è che, se nessuno può starle accanto per contenerla e capire cosa sta succedendo, potremmo dover proseguire con un ricovero coatto" esclamò la dottoressa, con fare pacato ma gravoso. Un'altra pausa. "Non è un problema suo... d'accordo. Grazie per averci provato, signorina Schneider. Sono dispiaciuta per ciò che ha dovuto subire. Buona giornata" concluse la dottoressa, riattaccando. Franziska digrignò i denti, stringendo i pugni. "Non è un problema mio". Sapeva con chi stava parlando la dottoressa. Annika Schneider, l'insopportabile coinquilina di Leonie. Certo che non era un suo problema. A lei non era mai importato nulla di Leonie. E ora, per colpa sua, Leonie rischiava di essere internata. Riaprì gli occhi, valutando i pro e i contro. Se avesse aperto la porta in quel momento avrebbe potuto compromettere il rapporto di fiducia con la dottoressa. Se non l'avesse fatto, Leonie sarebbe stata internata per chissà quanto tempo. Rifletté per qualche secondo. Non poteva lasciare che Leonie venisse portata via. Aveva soltanto una scelta: aprire quella porta e rischiare. Dopo aver abbassato la maniglia, entrò nella stanza e richiuse la porta alle sue spalle. "Mi dispiace di aver origliato. E mi dispiace di non avertelo detto prima" esordì Franziska. La dottoressa Weindorf alzò un sopracciglio, confusa. "Di non averti detto cosa?" Franziska esaminò con attenzione il bel viso della dottoressa, cercando di capire cosa pensasse di quello che aveva fatto. Gli occhi verdi a mandorla, dalle palpebre incappucciate, erano calmi e il viso squadrato era rilassato. Le labbra sottili, accentuate dal rossetto borgogna, non erano tese ed erano illuminate da un sorriso a bocca chiusa. Le palpebre erano impreziosite da un ombretto color albicocca sfumato e da una linea di eyeliner nero di dimensioni medie, con una punta finale rivolta verso l'alto, affilata come al solito. Nonostante l'età e le rughe che solcavano il suo viso, la pelle pallida era luminosa, seppur priva di una base coprente. Un leggero blush copriva le guance e i suoi capelli rossi naturali, lisci e lunghi fino alle spalle, le conferivano un'aria da madre saggia, unita alla bellezza di una dinamica donna moderna. Le spalle erano rilassate e non c'era alcun segno di tensione. Questo tranquillizzò Franziska. "La ragazza di cui ti ho parlato spesso durante i nostri pranzi, quella che è stata mia amica per un anno e con cui sono uscita e mi sono baciata, è Leonie" confessò. Freya rimase sorpresa per qualche secondo, con un sorriso da *“Sessione Gossip”* stampato in volto. Poi si ricordò della telefonata che aveva appena ricevuto e si rabbuiò. "Capisco... mi dispiace molto per la situazione, so quanto ci tieni a lei" mormorò. Franziska annuì. "Questo è vero. Ma non te l'ho detto per fare la vittima. Voglio essere io a occuparmi di lei. Starò a casa con lei, monitorerò la situazione e farò in modo di portarla qui per una seduta al più presto" esclamò, con una determinazione negli occhi che solo un sentimento genuino poteva fornire. Sentendo quelle parole, il volto di Freya si rilassò di nuovo. "Penso che sia la cosa migliore da fare. Tu la conosci da abbastanza tempo e tieni a lei, magari questo potrà aiutarti a far emergere il suo lato meno problematico" commentò. "Lo penso anch'io. Credo che dovrei parlare di questo con la signora Reinhardt. Lei tiene molto a Leonie e penso che unire le forze sia la scelta migliore" rispose Franziska. "Sono d'accordo. Dovresti chiamarla per organizzare il tutto. In tutta onestà, penso che, se qualcuno può riuscire ad aiutarla, quella sia tu" concluse la dottoressa con un sorriso incoraggiante. "La ringrazio, lo spero proprio. L'unica cosa che so per certo è che ce la metterò tutta" ribatté Franziska. "Tanto per cominciare, siediti. Visto che ti occuperai di lei, penso che tu meriti di sapere quali siano i suoi sintomi e il contesto dell'aggressione alla coinquilina. Potrebbe fornire dati importanti su come comportarti per evitare attriti". Franziska annuì, sedendosi. "Sono pronta, Freya. Comincia pure" esclamò infine.


((Mi scuso tantissimo. Ultimamente sto affrontando molti cambiamenti interiori e per questo motivo la mia visione risulta disallineata da quella del mio compagno e della mia famiglia. Questo ha fatto in modo che io abbia meno tempo ed energia mentale. Sono indietro con il buffer di editing dunque il Capitolo 4 lo pubblicherò verso il 26 Settembre, visto che sono anche indietro con le pagine al mese e questo mese è molto probabile che rimanga indietro sulla stesura anche se sono alla stesura del Capitolo 14 quindi ho molto materiale. Mi scuso ancora e spero di risolvere presto <3 )) 

The Mourning Crown I-Skinbound Cap 3 Parte 2 FINE testo di Marta De Nile
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